domenica 17 gennaio 2010

è possibile avere un dialogo tra i cristiani e gli ebrei?”


Oggi il papa ha visitato la sinagoga di Roma. Questa visita si pone davanti a noi una questione, “è possibile avere un dialogo tra i cristiani e gli ebrei?” Il papa Giovanni Paolo II ha dato un grande impulso al dialogo interreligioso e sotto il cui pontificato il dialogo con gli ebrei conobbe il suo splendore. Papa Benedetto XVI anche cerca il dialogo, ha condannato varie volte l’olocausto ha sviluppato una dialettica del confronto basata sulla ricerca degli elementi che uniscono. Ma a volte la via tracciata dal papa Benedetto XVI nel dialogo con l'ebraismo non è da tutti accettata.

lo scorso novembre, in una lettera del Papa indirizzata al senatore Marcello Pera e posta come introduzione del suo saggio Perché dobbiamo dirci cristiani, il papa Benedetto XVI afferma che “un dialogo interreligioso nel senso stretto della parola non è possibile”, perché condurrebbe a “mettere tra parentesi la propria fede”. Tale posizione è stata sottoscritta, un po’ a sorpresa, anche dal rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni. “Le parole del Pontefice vanno interpretate in modo adeguato”, precisa Coda. “Se "dialogo interreligioso" significa mettere tra parentesi la propria identità religiosa, non è possibile; ma se avviene a partire dalla propria identità, con una sincera apertura verso l’altro, non solo è possibile, ma oggi più che mai necessario”.

Durante la sua visita il papa ha cercato di ribadire gli elementi in comune tra cristiani e ebrei. Lui ha indicato un cammino di collaborazione anche su temi concreti come la difesa dell'ambiente", ha sottolineato lo storico della matematica. Il papa ha invitato tutti a proteggere la vita, contro ogni ingiustizia e sopruso, riconoscendo il valore di ogni persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio. Per il Pontefice, ebrei e cristiani debbono testimoniare insieme che "la famiglia continua ad essere la cellula essenziale della società e il contesto di base in cui si imparano e si esercitano le virtù umane e' un prezioso servizio da offrire per la costruzione di un mondo dal volto più umano".

venerdì 15 gennaio 2010

Un appello alla Solidarietà


Il terremoto che ha devastato Haiti potrebbe aver ucciso più di centomila persone. Il sisma, di magnitudo 7, ha colpito martedì alle 16.53 con epicentro a una quindicina di chilometri dalla capitale Port-au-Prince. Non c'è ancora un bilancio delle vittime e degli sfollati, ma secondo l'Onu e la Croce Rossa il sisma ha colpito in vario modo dai 3 ai 3,5 milioni di persone, oltre un terzo della popolazione totale del Paese. Alle sue parole hanno fatto eco quelle del presidente René Preval, che ha detto: “È una catastrofe, il Paese è distrutto”.

Avvertendo immediatamente la gravità della situazione ad Haiti, subito sono stati attivati aiuti da parte di numerose nazioni, seguito da appelli alla solidarietà lanciati da organizzazioni umanitarie italiane e internazionali. Dagli Usa, il Pentagono ha inviato navi e personale di sicurezza: la portaerei Carl Vinson è attesa giovedì al largo delle coste di Haiti e altre navi della Marina americana sono in viaggio. Inoltre una squadra di 30 persone, che comprende ingegneri dell’esercito, è partita su aerei C-130 con personale dell’ambasciata, di Haiti, delle Nazioni Unite e i responsabili internazionali per valutare la situazione e facilitare il sostegno militare. Gli Stati Uniti prenderanno il controllo dello spazio aereo di Haiti e gestiranno l'aeroporto di Port-au-Prince, per i voli che faranno la spola da Miami portando aiuti e personale umanitario. Il papa Benedetto XVI ha fatto appello alla generosità di tutti e ha sollecitato il sostegno della comunità internazionale. Sul sisma ad Haiti è intervenuto anche il presidente Usa Barack Obama che ha detto che Haiti avrà il pieno sostegno degli Stati Uniti per l'aiuto alle vittime.

Haiti è il paese più povero dell'intero continente Americano. Il reddito annuale pro capite è di appena 1.300 dollari, dato che pone Haiti al 203/o posto tra i 229 paesi del mondo. La popolazione totale è per il 95 per cento di neri e per il cinque per cento di mulatti e bianchi. Il paese è spesso al centro del passaggio di uragani, che provocano morte e distruzione. . La disoccupazione colpisce oltre il 60% della popolazione. Gli haitiani sono cattolici per il 70 per cento e protestanti per il 23, ma molto praticato tra le classi popolari è anche il vudù, rituale magico semipagano.

domenica 10 gennaio 2010

Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato"


"Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato", questa è stato il tema, proposta dal Papa per la giornata mondiale della pace 2010.

Non posso dimenticare mai, la bellissima gita che ho fatto a kasmir, stato più a nord dell’India. Le colline verde che baciano il cielo azzurro, la visione delle barche illuminate che galleggiano nei laghi nella sera , i giardini sorprendenti con gli alberi Chinar…. È veramente un paradiso sulla terra con un’abbondanza di bellezza naturali. Per avere una visione migliore, siamo salito alla cima con la funivia. Per un momento sono rimasto veramente stupito, vedendo il mondo affascinante che ci circondava. Ho ringraziato il signore per le sue creature meravigliose. Con la salmista io ho anche ripetuto “I cieli narrano la gloria di Dio e l'opera delle sue mani annunzia il firmamento”. Il cielo, il mare, , i monti, le colline, i fiumi, gli uomoni e gli animali…tutti sono l’opera di Dio. Si la natura è veramente un dono di Dio e risplenda il volto di Dio. Attraverso la natura bella, irradiante, accattivante , il signore faccia risplendere il suo volto. Contemplare la bellezza del creato è stimolo a riconoscere l’amore del Creatore, quell’Amore che move il sole e l’altre stelle. Chi sa riconoscere nel cosmo i riflessi del volto invisibile del Creatore, è portato ad avere maggiore amore per le creature, maggiore sensibilità per il loro valore simbolico

Tutto il creato appartiene a Dio e il signore lo ha affidato a noi non per dominarlo, ma per custodirlo. Essendo la creatura più nobile e dignitosa tra le creature, L’uomo ha il dovere di esercitare un governo responsabile della creazione, custodendola e coltivandola. I diversi fenomeni come i cambiamenti climatici, riscaldamento globale, la desertificazione, l’inquinamento dei fiumi, la perdita della biodiversità sono i temi caldi della nostra riflessione odierna perché loro mettono in pericolo la nostra vita. Ma quale è la vera regione dietro questi fenomeni. Il tema del degrado ambientale chiama in causa i comportamenti di ognuno di noi. In fatti il nostro egoismo, i nostri modelli di consumo e produzione, il nostro individualismo e menefreghismo che ha causato questa crisi. Bisogna concepire questa crisi come una chiamata alla responsabilità. Come diceva il papa nel suo messaggio per la Giornata mondiale “La crisi ecologica, dunque, offre una storica opportunità per elaborare una risposta collettiva volta a convertire il modello di sviluppo globale in una direzione più rispettosa nei confronti del creato e di uno sviluppo umano integrale, ispirato ai valori propri della carità nella verità.”

sabato 28 novembre 2009

The Violence and Media.

The relationship between media representations and real acts of violence is one of the most contentious and hotly debated issues today. Recent surveys reveal an extensive presence of violence in modern media. Furthermore, many children and youth spend an inordinate amount of time consuming violent media. Violent incidents are highest in children's programming, with an average of twenty to twenty-five acts per hour.

Violence has always played a role in entertainment. But there's a growing consensus that, in recent years, something about media violence has changed. Researches indicate that media violence has not just increased in quantity; it has also become much more graphic, much more sexual, and much more sadistic. Explicit pictures of slow-motion bullets exploding from people's chests, and dead bodies surrounded by pools of blood, are now commonplace fare. Millions of viewers worldwide, many of them children, watch female World Wrestling Entertainment wrestlers try to tear out each other's hair and rip off each other's clothing. And one of the top-selling video games in the world, Grand Theft Auto, is programmed so players can beat prostitutes to death with baseball bats after having sex with them. The notion of violence as a means of problem solving is reinforced by entertainment in which both villains and heroes resort to violence on a continual basis. The Center for Media and Public Affairs (CMPA), which has studied violence in television, movies and music videos for a decade, reports that nearly half of all violence is committed by the "good guys." Less than 10 per cent of the TV shows, movies and music videos that were analyzed contextualized the violence or explored its human consequences. The violence was simply presented as justifiable, natural and inevitable -- the most obvious way to solve the problem. Virtual violence is also readily available on the World Wide Web. Children and young people can download violent lyrics, and visit Web sites that feature violent images and video clips. Much of the violence is also sexual in nature.

One of the primary lessons of media education is that media productions are not "windows on reality," whatever their producers might like us to believe. They're deliberate constructions, the result of a series of choices. It's an eye opener for young people to realize that the main reason for the proliferation of media violence is money. Films chock-a-block with action and violence are easier to sell abroad because they "translate" with less difficulty and jump over cultural barriers.

martedì 17 novembre 2009

Il crocifisso nelle scuole.


Due settimane fa, la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo , di togliere il crocifisso dalle scuole, aveva attirato l’attenzione del tutto il mondo. Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini in una nota annunciava che “il governo ha presentato ricorso contro la sentenza della Corte”. Il Vaticano ha espresso «stupore e del rammarico» per una sentenza “miope e sbagliata”. Netta la presa di posizione della Cei che boccia la sentenza parlando di “visione parziale e ideologica”.

Essendo un indiano che proviene da un contesto multi – religioso, vorrei anche esprimere il mio parere. Ho studiato in una scuola cattolica e la maggioranza dei compagni della classe, erano induisti. Ce erano anche musulmani. Siccome era una scuola cattolica, c’erano crocifissi o quadri di madonna nelle aule. A volte per curiosità, i miei amici induisti e musulmani, mi rivolgevano domande sul significato della croce. Ma nessuno di loro non ha mai detto che la presenza del crocifisso da noia a loro. Perciò sono rimasto stupito quando ho letto la sentenza della corte che dice “la presenza della croce potrebbe essere fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni.”Non capisco perché gli europei vogliano lasciare un simbolo così ricco, il quale è il patrimonio della loro cultura. Invece di vedere la croce come un segno di divisione, dobbiamo vederla come un simbolo di amore infinto e sacrifico incondizionato. Dalla mia esperienza, posso dire che, per qualsiasi studente che in grado di ragionare un po’, malgrado della sua religione , il crocifisso è più che un simbolo di contraddizione, è un segno di ispirazione.

Il crocifisso, dichiara una risoluzione recentemente approvata dalla Camera dei Deputati, può considerarsi “il più antico e forte simbolo dell’amore” e, come affermava qualche anno fa una celebre scrittrice laica, è certamente “il segno del dolore umano” e anche “per i non cattolici può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo”.

venerdì 6 novembre 2009

Kerala.


In Asia, the Philippines is the only nation with a Christian majority, and South Korea is the only nation in which Christianity is growing. Elsewhere, Christians are a more or less scant minority, in many cases busy resisting persecution, oppression, hostility of every kind. Asia's two giants are emblematic. Not only from China, but also from democratic India the news media constantly report cases of violence against Christians. In recent years, Orissa has been an authentic place of martyrdom. And yet not all of India is like this. There is a region in which Christians are ten times as numerous – 20 percent, as opposed to 2 percent of the national media – and above all live in peace. That region is Kerala. Christianity has extremely ancient roots there, and the Christian imprint is still extraordinary.

Kerala is not rich, but it is by far the most educated state in India, with very high levels of education among women as well . It is the state that for many decades has had the most balanced birth rate, fundamentally because all of the girls go to school, and therefore get married later than girls elsewhere. Most of the schools there, of every order and degree, are Christian. Kerala is also the Indian state with the highest level of literacy. Since last year, a weekly edition of "L'Osservatore Romano" has been printed there in the local language, Malayalam. 20,000 copies of it are sold, twice as many as the Italian language edition.

But what really is the secret of Kerala? What is it that allows this handkerchief of land to remain an oasis of coexistence, despite its exceptions and contradictions? If the Christian, Hindu or Muslim is asked why Kerala has not yet become Orissa, their answer is always the same: "education". The stakes are high: if it is true that the Church plays a prominent role in maintaining the peaceful nature of coexistence in Kerala, to attack its role in education can only weaken the immune system of the region against its fundamentalist opponents. Those who are in power today do not seem to realise this. Probably because they do not understand what the example of Kerala can mean for the future of the whole of India.

La pubblicità.


Tutti conosciamo il fascino a volte occulto della pubblicità. La pubblicità emoziona, innamora, seduce. Suscita emozioni. Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l'orologio per risparmiare il tempo. Volenti o non volenti, le nostre esistenze sono gestite e controllate attraverso la promozione di questo o quel prodotto. Con il termine pubblicità si intende quella forma di comunicazione a pagamento, diffusa su iniziativa di operatori economici, che tende in modo intenzionale e sistematico a influenzare gli atteggiamenti e le scelte degli individui in relazione al consumo di beni e all’utilizzo di servizi.

La pubblicità arrivò in televisione italiana il 3 febbraio del 1957, ma una norma della Concessione tra il Ministero delle Poste e la Rai prevedeva che gli spazi pubblicitari non potessero superare il tetto del 5% del tempo di trasmissione totale. La pubblicità è un ponte fra il prodotto, o il servizio, e il consumatore. Può essere un ponte di pietra o di ferro, romantico o di disegno ultramoderno, sicuro o rischioso, largo o stretto, e così via. La pubblicità non è una strada da percorrere, ma da tracciare. Dice Antonio Machado: non ci sono strade se la strada non si fa camminando. Con il permesso del poeta, possiamo dire che in pubblicità forse si intuiscono strade, ma la strada vera si scopre percorrendola.

Oggi tenderemo capire qual è l'influenza, il rapporto che c'è tra la pubblicità e la società? La su importanza per creare la conoscenza di un prodotto o servizio; per creare l'immagine di marca; per influenzare gli atteggiamenti dei clienti; per rafforzare la fedeltà alla marca e al prodotto; per trasmettere informazioni e messaggi specifici; per rafforzare il ricordo. Siamo sottoposti a un bombardamento quotidiano di migliaia di messaggi pubblicitari che hanno ridotto lo spazio pubblico a un catalogo pubblicitario. Il budget mondiale del settore supera ormai i 500 miliardi di euro.